Tre delle cinque storie di questa settimana portano alla stessa data: il 3 novembre, quando gli americani votano per le elezioni di metà mandato. L'inflazione che risale, la pausa negli attacchi all'Iran, l'accordo con Mosca sul gasolio: a Washington ogni scelta si misura ormai sul voto. Poi l'Italia, con la manovra e i nuovi dati sulla povertà, e un'intesa tra Bruxelles e Pechino sulle auto che arriveranno nelle nostre concessionarie.
L'inflazione americana risale al 3,7%

A settembre i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti del 3,7% rispetto a un anno prima, contro il 3,4% di agosto. La spinta viene quasi tutta dalla benzina, salita del 34,2% in un anno: l'inflazione di fondo, che esclude cibo ed energia, è al 2,6%.
Perché conta. È l'ultimo dato prima delle elezioni del 3 novembre, e il costo della vita è il tema su cui gli elettori giudicano chi governa. La Fed, che a settembre ha alzato i tassi al 3,75-4%, si riunisce di nuovo il 27 e 28 ottobre.

Nel 1980 l'inflazione americana arrivò al 13,5% in media d'anno. Jimmy Carter, che nell'agosto 1979 aveva nominato Paul Volcker alla guida della Fed, perse le presidenziali contro Ronald Reagan vincendo in soli sei stati e nel distretto di Columbia.
Fonti: BLS · ANSA · Federal Reserve
Trump e Putin, un accordo sul gasolio

Dopo una telefonata con Putin, il 9 ottobre Trump ha annunciato che la Russia fornirà gasolio agli Stati Uniti, oltre 300.000 tonnellate subito e quantità crescenti nei mesi successivi, con una sospensione temporanea delle sanzioni. Due giorni dopo ha proclamato un "cessate il fuoco energetico" tra Mosca e Kiev, di cui Zelensky ha detto di non essere stato informato. Nella notte del 14 ottobre i terminali Starlink dell'esercito ucraino sono stati rallentati senza preavviso: Musk ha scritto che i limiti li decidono i militari americani.
Perché conta. Il gasolio è il carburante che pesa di più sui prezzi americani a tre settimane dal voto. Per l'Europa, che dal 2023 non compra più prodotti raffinati russi, è il segnale che Washington può trattare da sola con Mosca sull'energia.

Nel giugno 1982 Reagan estese le sanzioni contro il gasdotto sovietico Urengoj-Užhorod alle aziende europee che lavoravano su licenza americana. Francia, Germania Ovest, Regno Unito e Italia si opposero, e a novembre Washington ritirò le misure.
Fonti: AGI · NBC News · Al Jazeera
Golfo, Trump sospende gli attacchi fino al voto

L'8 ottobre Trump ha promesso che gli Stati Uniti non attaccheranno l'Iran prima delle elezioni del 3 novembre, mantenendo il blocco navale. Intanto il conflitto si allarga all'Arabia Saudita: il 10 ottobre un missile ha colpito l'aeroporto King Khalid di Riad, con 12 morti e oltre 300 feriti secondo le autorità saudite. La coalizione a guida saudita accusa gli Houthi, che non hanno rivendicato.
Perché conta. Una tregua che dura quanto la campagna elettorale non rassicura i mercati. Con le infrastrutture saudite nel raggio dei missili, il rischio per il petrolio non passa più soltanto da Hormuz.

Il 14 settembre 2019 droni e missili colpirono gli impianti sauditi di Abqaiq e Khurais e fermarono 5,7 milioni di barili al giorno, circa metà della produzione del regno. Gli Houthi rivendicarono, Washington accusò l'Iran; alla riapertura dei mercati il Brent salì di quasi il 15% in una seduta.
Fonti: AP · AP via Boston Globe · The Guardian
Una manovra da 23,5 miliardi, mentre la povertà cala di poco

Il 13 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio: la manovra per il 2027 vale 23,5 miliardi, con un deficit previsto al 3,4% del PIL. Circa 5 miliardi arrivano da banche e assicurazioni. Due giorni dopo l'Istat ha contato oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025, il 9,3% della popolazione, contro il 9,8% del 2024.
Perché conta. Il disegno di legge vero e proprio è atteso nei prossimi giorni e le cifre possono ancora cambiare. Il calo della povertà è reale ma lento: nel Sud e nelle Isole l'incidenza tra le persone resta sopra l'11%.

Nell'agosto 2023 il governo Meloni varò una tassa del 40% sugli extraprofitti delle banche. In Parlamento la norma fu ammorbidita: gli istituti poterono accantonare una riserva invece di pagare, e quasi tutti scelsero questa strada.
Pechino frena le auto ibride verso l'Europa

Il 9 ottobre, dopo due giorni di colloqui a Pechino, il commissario europeo Maroš Šefčovič ha annunciato un'intesa con la Cina per moderare l'export di auto ibride verso l'Unione. Secondo Bruxelles i volumi dei prossimi quattro anni saranno meno della metà di quelli attesi senza accordo; Pechino sottolinea che le vendite potranno comunque crescere rispetto al 2025.
Perché conta. Gli ibridi erano rimasti fuori dai dazi del 2024 sulle auto elettriche cinesi, e le importazioni sono quasi triplicate in un anno. È una protezione negoziata, non imposta: Bruxelles non ha ancora reso pubblici numeri e meccanismo.

Nel 1981 il Giappone accettò, su pressione di Reagan, un limite "volontario" di 1,68 milioni di auto all'anno esportate negli Stati Uniti. Le case giapponesi risposero aprendo fabbriche in America: dal 1982 Honda produce l'Accord a Marysville, in Ohio.
Fonti: Commissione europea · CNBC · CGTN
La crescita dell'economia mondiale prevista per il 2026 dal Fondo monetario internazionale, nel World Economic Outlook di ottobre. L'FMI avverte che una correzione dei titoli legati all'intelligenza artificiale è tra i principali rischi per la stabilità finanziaria.
Domenica 25 ottobre il ballottaggio presidenziale in Brasile tra Lula e Flávio Bolsonaro. A Roma è atteso il disegno di legge di bilancio. Subito dopo, una settimana di decisioni: la Fed il 27 e 28 ottobre, il primo bilancio del cancelliere britannico John Healey il 28, la BCE il 28 e 29.