Benvenuto al primo numero. Ogni domenica cinque storie di economia e geopolitica: cosa è successo, perché conta e quale precedente storico aiuta a leggerla. Questa settimana un filo le lega quasi tutte: il prezzo dell'energia è tornato a decidere la politica.
Il petrolio torna sopra i 100 dollari

Lo stretto di Hormuz resta bloccato nello stallo tra Washington e Teheran, e la Cina ha sospeso le licenze di export per benzina, gasolio e jet fuel. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile.
Perché conta. Dallo stretto passa circa un quinto del petrolio mondiale. Pechino, trattenendo i carburanti, si comporta da arbitro del mercato asiatico più che da fornitore.

Tra il 1984 e il 1988, durante la guerra Iran-Iraq, oltre 400 navi commerciali furono attaccate nel Golfo. Nel 1987 gli Stati Uniti arrivarono a scortare le petroliere kuwaitiane sotto bandiera americana: fu la "guerra delle petroliere".
Le banche centrali tornano ad alzare i tassi

La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,50%, primo rialzo del nuovo ciclo. La Fed è salita al 3,75-4%, primo aumento dal 2023. In Germania l'inflazione è al 3,3%, spinta da un +14,9% dell'energia.
Perché conta. È un'inflazione che arriva da fuori: quella di fondo tedesca resta al 2,4%. Alzare i tassi non riapre Hormuz, ma raffredda un'economia che già cresce poco.

Nel 2011 la BCE di Trichet alzò i tassi due volte per frenare il caro-petrolio, in piena crisi del debito. A fine anno Draghi dovette tagliarli di nuovo: è ricordato come uno degli errori più costosi della storia dell'euro.
Il debito costa di nuovo caro, a Parigi e a Londra

Il rendimento del decennale francese è sopra il 4,5%, ai massimi da oltre quindici anni, mentre il governo Lecornu prepara 54 miliardi di risparmi per il 2027. Il trentennale britannico ha superato il 6%, livello che non si vedeva dal 1998.
Perché conta. Tassi più alti significano più spesa per interessi e meno margine per tutto il resto. A Parigi il bilancio si vota il 17 novembre, a Londra si presenta il 28 ottobre: i mercati giudicheranno entrambi.

Nel settembre 2022 il "mini-budget" di Liz Truss, con tagli fiscali senza coperture, fece crollare i gilt e costrinse la Bank of England a intervenire per salvare i fondi pensione. Truss si dimise dopo 49 giorni.
L'Europa torna a discutere dei beni russi congelati

In vista del vertice di Bruxelles del 15-16 ottobre, un gruppo di Stati e oltre cento eurodeputati chiedono di usare i 210 miliardi di asset russi congelati per finanziare la difesa ucraina. Il Belgio si oppone.
Perché conta. 185 di quei 210 miliardi sono custoditi da Euroclear, a Bruxelles. Toccarli significa esporre il Belgio a cause legali e, secondo la BCE, rischiare di incrinare la fiducia nell'euro come valuta di riserva.

Dopo la Prima guerra mondiale, il Trattato di Versailles autorizzò gli Alleati a liquidare i beni privati tedeschi sul proprio territorio. Ma avvenne a guerra finita, con un trattato di pace firmato: oggi l'Europa discute di farlo mentre la guerra è in corso.
Il Brasile vota oggi

Lula cerca un quarto mandato contro Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente. I sondaggi li danno alla pari: se nessuno supera il 50%, si torna alle urne il 25 ottobre.
Perché conta. È la più grande economia dell'America Latina. I mercati temono per i conti pubblici con Lula, mentre una vittoria di Bolsonaro riaprirebbe la scelta di campo tra Washington e Pechino.

Nel 2022 Lula batté Jair Bolsonaro con il 50,9% contro il 49,1%, il margine più stretto dal ritorno della democrazia nel 1985. Due mesi dopo, l'8 gennaio 2023, i sostenitori dello sconfitto assaltarono i palazzi del potere a Brasília.
Gli euro di asset russi congelati custoditi da Euroclear in Belgio, su 210 miliardi bloccati in tutta l'Unione.
Il risultato del primo turno in Brasile. La riunione dell'OPEC+ sulle quote di novembre. A metà mese il vertice europeo sugli asset russi, e la scadenza dei trenta giorni per i dazi fino al 100% sui grandi acquirenti di petrolio russo, Cina e India in testa.